La Necessaria Indipendenza d’Ivo

La Necessaria Indipendenza d’Ivo 

Prima d’arrivare Ivo sogna. Dice a viva voce: “Nola è una isola in Campania per tutti noi, dovete sapere”.

Ivo si sveglia alle otto e parla con Joan in catalano. Ivo è di Vilafranca del Penedès, paese dove si fa il vino preferito di Jesús: il vino bianco Viña Esmeralda. Anche i vini si mettono in corsivo, appunto come i libri.

Ivo, dopo parlare con Joan, parla con Jesús in spagnolo. Dice: “fai la doccia ? No. Allora la faccio io”.

Ivo e Jesús scendono le scale per fare la colazione, eppure Joan arriverà più tardi, lui fa la doccia l’ultimo. Ivo prende delle brioche, del caffè e della frutta e parla con Neža, ragazza slovena davvero in gamba. Anche parla con César, portoghese alto che canta e fa felice agli altri. Sai de casa e vem comigo para a rua, vem, q’essa vida que tens, por mais vidas que tu ganhes, é a tua que, mais perde se não vens. “Ma verammente io la saudade la sento in Natale”

Dopo la colazione vanno alla lezione d’italiano ballando La Danza delle Stregue di Gabry Ponte, arrivano e Ieva dice che il suo papà parla il dialetto lettone. “Io là e io a Riga è diverso, sai, è diverso, due io, che ne so”: spiega a bassa voce. Temira ci guarda e dice che in Montenegro si annoia e vuole uscire per fare la professoressa d’italiano. “E’ anche isola quella roba là e la musica si sente in serbo”. Anche Simay dirà a Jesús che lei sa cantare mimimimimi e comincia a scuotere la testa così come lo fa una ragazza tedesca, mai  austriaca e anche un po’ turca.

“Si mai lo so come lo faccio ?”: dice Simay in giro, e qualcuna lo sente e lo sente dentro, proprio come l’onde lontane che si sentono dall mare in strada.

Neža, quella scritta prima vuole bene uno di loro e lo aspetterà al confine con la macchina accesa. Perché lei è riuscita ad essere una altra volta al di là del confine, Perché ha scritto il nome e sa che quello è una parola importante, quasi finale.

Jesús sa che Nuria, Azahara e Elisa sono l’asse del male perché sono buone, proprio appunto come tutte le parole senza senso in una altra lingua.

Nuria anche parla il catalano quando fa la giornalista e Aza senza ahara è di Cordoba, comunque lavora a Torino e tifa il Toro perché è più forte. Sempre si tuffa là dove l’acqua è più blu.

Ivo ritorna della pausa acqua frizzante gassata per parlare un attimo con Francisco, jiennense impossibile di tradurre al italiano. Dice: “se capita capita, proprio come l’olio buono della mia terra”. Dice: “vado via, là dove ci sia Hélène”, francese del cuore della Francia, dei pomodori rossi, del sorriso per cinquanta euro a Napoli e le domande ancora non capite.

Se manca qualcuno è perché Ivo non parlò mai con lui o lei. Scusate, dirà: “io voglio l’indipendenza, anche quella di me stesso”.

Ivo e Jesús fanno la pausa sigaretta sotto il sole, fanno gruppo perché Jesús è di Madrid e non vuole lui lontano della capitale.

Dicono: “guarda là, pare un po’ scema. Lascia stare”: dice Yanna, “oggi mangierò delle zucchine e voi carne di maiale”. “Proprio come si fa per non finire mai”: dirà Simay.

È l’ora del pranzo, andiamo tutti, “cosa è questo”: domanda Davinia, “non lo so”: dice Jaime, “forse bambù ?, beh, credo che sia finocchio, è difficile di sapere, lo mangierò comunque, fa lo stesso, è sempre buono”.

Al tavolo sono in dodici, chi manca è perché non racconta, “scusate”: dice Ivo. Dopo pranzo Ivo beve il caffè e Jesús fa la siesta un’ora. “Hai la tessera o la carta”: dice in spagnolo e si capiscono molto bene. Eccola qua, a poi.

Sogna che vola al volo e cade alla piscina dall’alto del terrazzo, incubo fatto, sogno finto finito.

Si sveglia e scende, trova qualcuno che non sa chi è. Era Raúl, ha fatto il confine tra El Paso e Ciudad Juárez.

Adesso ci sono circa quaranta, forse di meno. Quasi tutti europei, tranne una ragazza ugandese e due persone dell’Armenia.

Ivo parla, racconta. Sapete ragazzi, Nola è una isola, Nola Isola, non dimenticate più.

Chi manca è perché non domanda, ma Andrej vuole sapere e diventa slovacco presto. Dice qualcosa che nessuno capisce, tranne Alvaro, bravo tifoso. Dice: “oggi facciamo festa, ottimo”: dice Ivo. Viene anche Patrick ? Sì dai.

“Ma Patrick rallenta il tempo, cosa possiamo fare ?” : si domandano tutti, “il meglio sarà andare avanti, proprio come fanno da sempre in Germania, tranne Dresda”.

E quasi alla fine Julie canta Happy Cheese Happy Cheese. Eh Eh. Soltanto una volta. Mica due. Eh Eh.

E Ivo va in cena, anche oggi c’è la pasta, meno male che abbiamo del pesce, merluzzo, “che buono il merluzzo”: dicono tutti, ma nessuno lo sente come Ivo al tavolo. Catalonia ha il mare. Bravo mare Ivo. Barcellona grande.

Arriva il buio e comincia il lavoro sopo, radice valenziane che deriva del proprio lavoro e il shopping inglese. Sarebbe più o meno conoscere l’altro un po’ più al dia là, ma non troppo, poi si ritorna e l’isola annega. “Ma forse”, stai zitto, Isola Nola.

Ivo se arrabbia, chi manca manca e adesso me ne vado, arrivederci e a domani.

“Nola è isola. Nola Isola”: cantano tutti quando Ivo è andato via.

“Sapete ragazzi tutti, io ho visto da qua il mio Paese, la Spagna, e lo/la voglio davvero molto bene, eppure voglio Ivo independente”, dice Jesús,

Il sipario cade e tutti si tuffano in piscina, ma soltanto là dove il acqua e più blu. Il mare è lontano e i pescivendoli lo sanno.

Esce Ivo: “Non ci sono più isole. Addio tutti”

Bona Nit

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